Perché l'ASL

La rivoluzione scientifica e tecnologica che ha caratterizzato l’ultimo quarto del secolo scorso e che ha ricevuto un ulteriore impulso, tanto da assumere un andamento iperbolico, in questa parte iniziale del XXI secolo, ha determinato cambiamenti radicali nella organizzazione del lavoro e nella distribuzione dei compiti e delle competenze nei luoghi dove si svolgono le attività produttive.

Questa tendenza, che appare irreversibile, sollecita il superamento dei tradizionali sistemi e modelli formativi – prima la scuola, poi il lavoro; prima la formazione teorica a scuola, poi quella pratica sul luogo di lavoro – in direzione di un intreccio permanente tra teoria e pratica, pensiero e azione, istruzione e lavoro, sapere e saper fare, lungo tutto l’arco della vita, a cominciare dalla scuola, e senza più limiti di età.

Nelle società industrializzate, e in generale in tutte quelle che puntano sullo sviluppo e sulla modernizzazione, l’orizzonte di riferimento delle politiche formative è quello dell’apprendimento continuo per tutti, perché la velocità e la potenza pervasiva dell’innovazione tecnologica e organizzativa implicano la disponibilità di tutti ad adattare e cambiare le proprie conoscenze e competenze diverse volte nel corso della vita.

I futuri lavoratori (ma già una parte consistente e crescente di quelli attuali) non saranno più definibili come “manodopera”: saranno piuttosto “mentedopera” (nel mondo anglosassone si parla di “knowledgeworkers”), proprio in ragione dell’intreccio strutturale tra competenze operative e apprendimento continuo. Intreccio che apre la strada alla concretizzazione di quelle che cinquant’anni fa apparivano utopie pedagogiche e sociali, come la rotazione verticale delle mansioni nella vita adulta teorizzata da Thorsten Husén come sbocco di una scuola finalizzata alla costruzione di una società aperta e dinamica o l’ipotesi, sostenuta da Ivan Illich, di una educazione descolarizzata, priva cioè di un apparato istituzionale formale, e fondata sulla trasmissione diretta delle competenze professionali da una generazione all’altra.

È questo il contesto, di respiro e livello planetario, nel quale si inserisce anche in Italia  l’introduzione nei curricoli scolastici dell’Alternanza Scuola-Lavoro (ASL), che non è l’aggiunta di attività pratiche ai tradizionali piani di studio, ma il ripensamento in termini interattivi, ricorsivi e circolari dell’insieme delle esperienze di apprendimento, quelle scolastiche e quelle extrascolastiche.

Coniugare il patrimonio culturale della tradizione didattica italiana con innovativi percorsi di ricerca e con esperienze di nuovi saperi frutto, della cultura del lavoro, è la sfida da cogliere per realizzare al meglio la via italiana all’ASL.