Un incentivo alle aziende che accolgono l’alternanza scuola-lavoro

Un incentivo alle aziende

La nuova alternanza scuola-lavoro prevista dalla legge 107/15 trova inspiegabilmente resistenze in ambienti della sinistra sindacale e studentesca che paventano – per giustificare la loro opposizione ideologica – lo sfruttamento dei ragazzi da parte delle aziende.

Oltre al fatto che la nuova alternanza si apre anche a settori pubblici al di fuori delle tradizionali attività produttive delle aziende, proprio queste ultime – anche quando siano venute a conoscenza di questa possibilità – sembrano in molti casi piuttosto restie a farsi carico di questo rapporto con le scuole che, forse, considerano un impaccio organizzativo e un ostacolo all’efficienza produttiva.

Forse con l’obiettivo di superare diffidenze e resistenze del mondo del lavoro e indurre molte aziende ad aprirsi all’alternanza, la legge di stabilità 2017 ha previsto all’art. 42 un esonero contributivo per tre anni nei confronti di datori di lavoro privati  che assumono con contratto di lavoro a tempo indeterminato, entro sei mesi dall’acquisizione del titolo di studio, studenti che abbiano svolto presso il medesimo datore di lavoro attività di alternanza scuola-lavoro pari almeno al 30 per cento delle ore di alternanza previste dalla legge 107.

L’esonero contributivo si applica, entro sei mesi dall’acquisizione del titolo di studio, anche a studenti che hanno svolto, presso il medesimo datore di lavoro, periodi di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore, il certificato di specializzazione tecnica superiore o periodi di apprendistato in alta formazione.

La spesa prevista è di 7,4 milioni di euro per il 2017, di 40,8 milioni per il 2018, di 86,9 milioni per il 2019, e così via per gli anni futuri. L’Inps è incaricata del monitoraggio dell’iniziativa.

Oltre a favorire la disponibilità dei privati verso l’alternanza, l’incentivo è anche finalizzato a favorire l’occupazione giovanile.

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